No Tav Tour Vol.2

Dopo il primo incontro, avvenuto ad ottobre 2011, ritorna una voce dalla Val di Susa a parlare a Venezia. Verso la manifestazione del 10 maggio a Torino in solidarietà a Chiara, Claudio, Niccolò e Mattia. 

A seguire un testo scritto per l’occasione.

locandina 2maggio

 


Scriviamo questo testo a ormai sei mesi dagli arresti di Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò, alla vigilia del corteo nazionale di Torino e a pochi giorni dall’inizio del processo che li vedrà coinvolti. Per chi si fosse perso i punti salienti di questa grottesca vicenda riassumiamo qui di seguito i fatti. Il 14 maggio dello scorso anno viene portata a termine un’azione al cantiere del tunnel geognostico per la costruzione dell’Alta Velocità Torino-Lione, in Val di Susa. Nessuno quella notte si fa male, ma viene incendiato un compressore e alcuni altri macchinari utilizzati per lo scavo della montagna. Dal giorno successivo l’ intero movimento No Tav rivendica l’accaduto, assumendosi, a parole e di fatto, la pratica del sabotaggio.

Il 9 dicembre scorso quattro persone vengono tratte in arresto, accusate di essere alcuni degli autori del fatto.Il principale reato contestato non è, come si vorrebbe in casi simili, “danneggiamento”, bensì “attentato con finalità terroristiche”, che prevede fino a 27 anni di reclusione e la custodia cautelare in carcere, in regime d’isolamento. Questa sproporzione tra accusa e fatto in sé si giustifica tramite l’applicazione, per la prima volta in Italia, dell’articolo 270 sexies, secondo il quale è assimilabile al terrorismo ogni condotta tesa, arrecando un grave danno, a fare pressione sulle istituzioni affinchè queste si astengano dal compiere quanto deciso. In questo caso il grave danno sarebbe quello procurato all’immagine del Paese, e la decisione da quatare quella di costruire un’opera tanto inutile quanto nociva contro la quale la maggioranza dei valsusini lotta da più di vent’anni. Da molto tempo ormai, anche da Venezia, ci sentiamo parte del movimento No Tav: l’unica lotta popolare che negli anni ha imparato a superare i tentativi di annientarla. Questo movimento infatti ha deciso di non cercare buoni o cattivi al suo interno (come fa lo stato con la retorica delle “mele marce”), di rimanere unito pur includendo idee e pratiche differenti (dagli anarchici ai cattolici), di adottare di volta in volta tutti i mezzi necessari, di supportare attivamente altre lotte. Tutto ciò dopo venti anni consente a chi ha vissuto simili momenti di lotta e condivisione di intravedere la possibilità di cambiare nei fatti l’esistente senza limitarsi alla semplice opinione.

Crediamo tuttavia che, anche senza queste premesse, un cambio di passo così perentorio sul fronte della repressione sia affare non solo dei No Tav ma di tutti. Un’accusa come quella di terrorismo, formulata in questi termini, è infatti potenzialmente estendibile a chiunque si organizza per spingere un’istituzione a tornare sui propri passi, o a prendere altri provvedimenti rispetto a quanto deciso. Insomma, a qualsiasi tipo di lotta, anche vertenziale o sindacale, sulla casa, contro una nocività, sul posto di lavoro. Se poi basta un compressore bruciato ad arrecare un “grave danno” all’immagine del Paese, immaginiamoci quanti danni possa creare un picchetto in una fabbrica, un quartiere con delle case occupate, una manifestazione sotto un Cie o un inceneritore. La volontà è quella di creare le condizioni per reprimere a priori ogni possibile focolaio di ribellione, con la minaccia di decenni di carcere o assimilando le lotte sociali a un immaginario distante e pauroso, evocato dalla parola “terrorismo”. Certamente non è detto che, allo Stato, il giochetto riesca al primo tentativo. Questa costruzione, qualora (come speriamo) dovesse cadere sul piano giudiziario, è da vedersi come un tassello di una manovra politica più ampia, di cui potremmo scontare le conseguenze negli anni a venire. Proprio come è accaduto con il regime di isolamento del 41bis, inventato per punire i mafiosi e poi estesosi anche ai detenuti politici, o per il reato di devastazione e saccheggio, per il quale chi partecipa a scontri di piazza generalizzati può rischiare fino a 15 anni di galera.

E’ per questo che oggi tocca a noi non far passare, per nessun motivo, questa accusa su un piano politico. Il 10 maggio a Torino una grande manifestazione popolare, indetta dal Movimento No Tav cercherà di dare una risposta di massa a questa accusa, rivendicando il sabotaggio come pratica di lotta e chiedendo la liberazione dei quattro arrestati.

Chiara, Claudio, Niccolò e Mattia non sono terroristi, sono dei No Tav come lo siamo noi.

Li vogliamo al più presto al nostro fianco, liberi e felici.

Non sappiamo chi, in una bella notte di maggio, ha aperto i cancelli del cantiere e ha bruciato quel compressore. Sappiamo solo che era, ed è, la cosa giusta da fare!

CHIARA CLAUDIO NICCOLò e MATTIA LIBERI!

COLPEVOLI DI RESISTERE

PULLMAN DA VENEZIA PER IL 10 MAGGIO A 10 EURO.

PER INFO E PRENOTAZIONI:

FB: NOTAVLIBERI VENEZIA (SCRIVETE IN PRIVATO)

 

Versione scaricabile del volantino: volantino notavtour


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