Mar 9 2017

Succede a Vicenza

Quello trascritto qui sotto è un testo scritto da alcuni amici della persona coinvolta. Oltre che per dargli la massima diffusione lo riportiamo perchè, purtroppo, ben si inserisce nel fosco quadro di politiche securitarie della città berica, di cui abbiamo già avuto modo di parlare prima, dopo e durante le iniziative contro il carcere di fine gennaio.


Succede a Vicenza
Tra lotta agli “abusivi”, caccia al migrante e nottate folli nelle mani dei questurini

Quello che si sta per raccontare è un gesto di denuncia, un atto di solidarietà spiccia a partire da un fatto recentemente accaduto in città. Protagonisti di questa disgustosa narrazione sono alcuni ragazzi di provincia che, al termine di una bella serata passata a festeggiare tra amici, hanno avuto la sfiga di incontrare per puro caso… la polizia.
E’ stata sufficiente una banalissima lamentela in stazione, i toni un po’ accesi perché ti girano i coglioni se vedi l’autobus ignorarti, anche se l’autista ha visto benissimo che hai il biglietto e stai aspettando che si fermi per salire e tornartene finalmente a casa.
E’ bastato così poco per giustificare l’intervento delle forze dell’ordine: intervento insolitamente rapido e, ovviamente, “Muscolare”. Infatti, prima che i protagonisti di questa brutta vicenda avessero il tempo di chiarire agli agenti la situazione, questi ultimi si sono premurati di neutralizzare il più “agitato” del gruppo con l’abbondante utilizzo di spray urticante (è il secondo caso nel vicentino, in cui viene utilizzato questo strumento di “contenzione”).
Ma questa storia non finisce qui! Il giovane intossicato, viene ammanettato e condotto in questura per la stesura del verbale, il foto-segnalamento e la rilevazione delle impronte digitali.
È risaputo e comprovato il fatto che nei meandri oscuri di caserme o prigioni vengono compiute indicibili nefandezze che spesso rimangono ignote, incapaci di penetrare oltre quelle mura di omertà, corroborate dall’indifferenza di una stampa prezzolata che dà ascolto soltanto alle veline dei servi in divisa.
Ma andiamo con ordine: dopo aver prelevato il ragazzo in questione ed averne appurato i precedenti penali, il personale della questura ha ben pensato di dargli una sana lezione di galateo a suon di pugni; non si permettesse più di urlare a quel modo contro gli impiegati della stazione, dopo essere stato provocato e sbeffeggiato da autisti e controllori. Ne seguono due notti in stato d’arresto, rinchiuso in camera di sicurezza con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni private. A ciò si aggiungano le energiche misure cautelari che condannano il colpevole a visitare l’infame luogo in cui è stato picchiato e svilito, almeno tre volte a settimana.
Non stupisce che fattacci del genere si siano verificati in una città medio-piccola del ricco nord est in declino; vetrina costruita ad arte per soddisfare gli interessi di industriali, imprenditori, banchieri e yankee guerrafondai e sostenuta mediante il pressante esercizio di provvedimenti securitari e repressivi.
Non stupisce che episodi simili si riproducano in un contesto all’interno del quale maturano leggi come il daspo urbano e dove il malcontento generale viene canalizzato verso i più poveri ed emarginati dalla propaganda dei vari imprenditori morali, sempre pronti ad invocare maggiore sicurezza a protezione di capitale e proprietà. Un contesto, questo, in cui trovano giustificazione le varie retate condotte in Campo Marzio contro gli immigrati, gli irregolari, i senzatetto e chi non rientra nei canoni perbenisti nei quali si identifica il ceto medio piccolo borghese.

Quello che è accaduto al nostro malcapitato amico poteva accadere a ciascuno di noi. Finire nelle grinfie della polizia, al momento sbagliato!
Poche righe non bastano per descrivere in modo esauriente questa storiaccia i cui risvolti si protrarranno nel tempo. Ciò che preme è, in primis, non far passare sotto silenzio la prassi quotidiana che accomuna indistintamente i tutori dell’ordine, fatta di pestaggi, soprusi, violenze e umiliazioni d’ogni sorta.
Affinché il dissenso non si limiti più a essere mera denuncia.

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marzo 2017