Mar 26 2015

Comunicato degli Occupanti dell’Ex Ospizio sull’incendio di lunedì 23 marzo

Nella sera di lunedì è stato appiccato il fuoco all’ingresso dell’ex Ospizio Occupato e alle porte delle case vicine. Solo la prontezza degli occupanti, subito intervenuti con un estintore, ha evitato che l’incendio si propagasse ulteriormente e che qualcuno si facesse male. Un gesto infimo e vile che ha messo a serio rischio la vita di chi abita nello stabile e nelle case circostanti, e di cui qualcuno, ci auguriamo senza l’intervento di sbirri e magistrati, dovrà prendersi responsabilità e conseguenze.

Non sarà certo questa vigliaccata, pur con tutta la miseria e l’infamità che si porta dietro, a farci desistere dal portare avanti le nostre idee in ciò che mettiamo in pratica tutti i giorni.

Un grazie di cuore a tutti coloro che ci hanno subito dimostrato vicinanza e solidarietà.

Gli e le occupanti dell’ex Ospizio Contarini


Mar 5 2015

Casa murata? Casa riaperta!

Stamattina alcuni solerti cittadini del quartiere hanno provveduto a rimuovere (a mazzate, s’intende) l’abuso edilizio compiuto ieri da polizia e Opera Pia delle Elemosiniere che, dopo aver sgomberato una casa occupata in Fondamenta dell’Arzere, avevano provveduto a murarla e a renderla inagibile.

Qui sotto la casa prima e dopo l’ “intervento”. A buon rendere.

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Mar 4 2015

Casa sgomberata? Casa murata!

Stamattina (4 marzo) operai, digos e sbirraglia varia si presenta alla porta della casa occupata in Fondamenta dell’Arzere. Dopo aver sfondato la porta procedono a sgomberarne l’unico occupante, che non oppone resistenza. 

La casa verrà murata nel corso della mattinata. Nelle foto sottostanti due solerti lavoratori all’opera nell’erigere l’infame abuso edilizio. Di seguito il comunicati di alcuni solidali.


 

 

 

 

 

 

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La mattina del 4 marzo 2015 polizia, digos, operai e funzionari dell’Opera Pia delle Elemosiniere hanno sfondato la porta della casa occupata in Fondamente dell’Arzere, cacciandone l’unico occupante che non ha opposto resistenza.

La casa, di proprietà dell’Opera Pia, lasciata vuota e a marcire da più di dieci anni, recentemente era stata occupata da persone che avevano deciso di ristrutturarla per abitarla, non volendo o non riuscendo a pagare gli affitti spropositati che questa città impone.

In seguito allo sgombero gli operai, chiamati dai funzionari dell’Opera, hanno provveduto a rompere i sanitari, sbarrare le imposte e a murare l’ingresso dell’edificio, al fine di impedire che qualcun altro possa anche solo pensare di ristabilirsi tra quelle quattro mura.

Non ci fanno paura la polizia e gli sgomberi: chi vive questo quartiere tutti i giorni sa che, attraverso le sue reti informali di solidarietà e di mutuo appoggio, non resterà solo e non avrà difficoltà alcuna a trovare un’altra sistemazione. Questo sgombero però non è un caso isolato, è in perfetta continuità con la vera è propria guerra agli occupanti di case iniziata dal governo Renzi attraverso l’articolo 5 del Piano casa, che non permette l’allaccio delle utenze e di stabilire la propria residenza a chi è considerato abusivo. Negli ultimi mesi innumerevoli sono stati gli sgomberi di alloggi, da Roma a Milano, passando per Firenze e molte altre città. Tuttavia la difesa di questa pratica, che in molti quartieri realmente abitati è percepita come legittima e necessaria, ha costretto più volte la polizia a interrompere le operazioni di sgombero.

Ci preme però fare un paio di considerazioni in proposito.

La prima è che se si preferisce lasciare una casa vuota e murata piuttosto che vederla abitata è perchè ciò è funzionale al disegno di “riqualificazione” di Santa Marta. Gli enti pubblici (Ater, Ire, Opera Pia etc..) al pari dei privati, fanno di tutto pur di lasciare il proprio patrimonio immobiliare vuoto, in attesa che il prezzo del mattone ritorni a crescere anche in questo pezzo di città. Un futuro che è già qui, cosa presente, e che arriverà sotto forma dei binari del tram, della costruzione del nuovo campus per studenti in luogo della facoltà di scienze e delle speculazioni immobiliari nell’area dell’ex Italgas. Cacciare i residenti, chi ha deciso di prendere casa qui, i poveri per lasciare spazio ai “nuovi abitanti altamente qualificati”, ad appartamenti di pregio e a un quartiere che diventerà un nuovo braccio di terra-ferma.

L’altra è che l’unica maniera credibile per mettersi di traverso a questi piani, per salvaguardare non il quartiere così com’è ma ciò che siamo riusciti a costruire di comune fra chi vi abita, è quella di proseguire nella strada delle occupazioni, del fare da soli, del far vivere il quartiere dove abitiamo senza aspettare il permesso di qualcuno.

Non sarà uno sgombero a fermarci, ci rivediamo nelle calli!


Mar 3 2015

Chiudiamo i manicomi, liberiamoci dalla psichiatria

Sabato 28 Marzo a Reggio Emilia ci sarà un corteo nazionale per chiedere la chiusura degli Opg e delle strutture ad essi collegate e/o sostitutive (REMS, case di cura etc..). Iniziamo già da ora a parlarne, a spargere la voce, iniziamo a vedere fino a dove la psichiatria può spingersi e toccare il nostro vissuto quotidiano. Di seguito trovate la locandina del corteo e l’appello degli organizzatori. 


 

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CORTEO SABATO 28 MARZO a REGGIO EMILIA

CHIUDIAMO TUTTI I MANICOMI!
LIBERIAMOCI DALLA PSICHIATRIA!

NO OPG, NO REMS, NO PSICHIATRIA!

Esistono muri, a volte invisibili, che dividono la normalità dalla “follia”. Sono costruiti dal potere e rafforzati dal deserto che si trova al loro esterno.

La presunta, prorogata ormai da 4 anni, chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (OPG) lascerà spazio all’istituzione delle Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza (REMS). Cambia il nome, gli internati sono deportati, gli appalti assegnati e lo slancio riformista soddisfatto. Ma le nuove strutture conservano la medesima attitudine repressiva e il concetto stesso di manicomialità, perpetuandone lo stigma. Lungi dal rappresentare un indebolimento della detenzione senza fine e della psichiatria, ne sono la continuazione aggiornata, calibrata su modelli detentivi improntati a esternalizzazione e privatizzazione, come avvenuto per i CIE.
(Centri di Identificazine ed Espulzione)

Da questa prospettiva, si intravede un sistema detentivo sempre più articolato in cui i concetti arbitrari di “malattia mentale” e “pericolosità sociale” acquistano maggior rilievo, avallati da perizie mediche incontrastabili. È importante e urgente riconoscere il ruolo centrale che ricopre la psichiatria nella nostra società, come uno dei mezzi più violenti, invisibili, versatili e repressivi in mano al potere.

A Reggio Emilia sono concentrati i principali organi repressivi e di detenzione quali: tribunale di Sorveglianza, Carcere, Opg, le Strutture ad Alta Sorveglianza Psichiatrica e sono già in costruzione le future Rems.

Le mura possono essere di cemento o chimiche, possono essere utilizzate per punire o per prevenire. Non esistono compromessi: i corpi e le menti non si rinchiudono.
Distruggiamo i manicomi, liberiamoci dalla psichiatria: perché i nostri pensieri siano sempre più pericolosi per chi li vorrebbe incatenati.

Corteo nazionale a Reggio Emilia il 28 marzo
concentramento in Piazza San Prospero (Piazza dei Leoni) ore 14:30
al termine del corteo saluto sotto l’OPG

RETE ANTIPSICHIATRICA
per info: violazione@autistici.org