Giu 29 2014

Un 29 giugno

Riportiamo qui di seguito un volantino distribuito durante il Pride del giugno 2014.


 

 

Scriviamo queste righe non per condividere l’ennesima analisi su diritti da conquistare, parità da guadagnare, soggetti sociali da sensibilizzare. Nonostante i ricatti delle istituzioni, crediamo sia necessario stimolare una riflessione più profonda sul genere e sul potere, in grado di superarne gli stereotipi, le categorie, i ruoli che ci sono imposti.

Lottare per l’emancipazione di una “minoranza” significa lottare per l’inclusione di una categoria dentro lo stato di cose presenti, altresì attivarsi per il diritto al matrimonio omosessuale significa per noi riconoscere la coppia e la famiglia come forme di vita imprescindibili e immutabili.

Limitante, ma soprattutto terribilmente fuorviante rispetto al problema del rapporto fra i generi, dei condizionamenti che il potere impone nelle nostre relazioni, considerandole una proprietà affettiva.

Reclamando diritti e parità ci confiniamo da soli in una posizione di inferiorità rispetto achi ci governa, parliamo il loro linguaggio di carta e cemento, ammettiamo che la nostra esistenza non potrà mai fare a meno della loro.

Mettiamo a lavoro le nostre peculiarità per essere uguali agli “altri”, per sentirci “liberi” di fare carriera, di sposarci, di condividere la stessa alienazione senza risatine di sottofondo.

Quando occupiamo una casa, ci scontriamo con la polizia, quando prendiamo ciò che desideriamo senza elemosinare un’apparente tolleranza si aprono piccole crepe nel deserto, possibilità di vivere diversamente. Le stesse crepe che si aprono quando riusciamo a estromettere il governo dalle nostre relazioni, quando un incontro diventa qualcosa da raccontare, quando scopiamo invece di andare al lavoro, quando non riusciamo a dare un nome alle sensazioni di un momento

Allargare queste crepe significa riconoscere la carica sovversiva dei nostri affetti, organizzarla, farne un’arma collettiva. Distruggere l’idea di genere per distruggere l’idea di proprietà privata, di denaro, di polizia.

Tra il 27 e il 29 giugno di 45 anni fa centinaia di gay, lesbiche, drag queen e trans gender, in seguito a una retata allo Stonewall Inn, fronteggiarono per giorni la polizia per le strade di New York, dando origine a una sommossa. Per la prima volta nella storia recente la “devianza sessuale” affermava la propria esistenza non come minoranza, ma come potenza rivoluzionaria, con l’univo metodo possibile

Necessario è partire non da questo ricordo, ma dall’incompiuto di quelle giornate, mettendo in discussione continuamente le nostre sensazioni e sentimenti, e con esse il nostro agire. Perseguendo questa tensione affinchè i nostri corpi e i nostri affetti siano forza sovversiva, inconfessabile e pericolosa per il potere.

“Noi siamo ovunque!”

stonewall

Qui la versione per la stampa: volantino pride

 

 


Giu 28 2014

Noi siamo ovunque

Riportiamo il testo di un volantino, scaricabile in versione stampabile dal link in basso, distribuito durante il Pride veneziano del 28 giugno.


 

 

Non scriviamo queste due righe per condividere l’ennesima analisi su diritti da conquistare, parità istituzionali da guadagnare, soggetti sociali da sensibilizzare. Nonostante i ricatti delle istituzioni, che si arrogano il potere di inuire sulle nostre vite ad esempio non concedendo di visitare il proprio/a compagno/a in ospedale, crediamo infatti sia necessario stimolare una riessione più profonda sul genere e sul potere, in grado di superare gli stereotipi, le categorie, i ruoli che ci sono imposti. Come lottare per l’emancipazione di una “minoranza” signica battersi per l’inclusione di una categoria dentro lo stato di cose presenti, altresì attivarsi per il diritto al matrimonio tra persone dello stesso sesso signica per noi riconoscere la coppia e la famiglia come forme di vita imprescindibili e immutabili. Limitante certo, ma soprattutto terribilmente fuorviante rispetto al problema del rapporto fra i generi, dei condizionamenti che il potere impone nelle nostre relazioni, riducendole a proprietà affettiva. Reclamando diritti e parità ci conniamo da soli in una posizione di inferiorità rispetto a chi ci governa, parliamo il loro linguaggio di carta e cemento, ammettiamo che la nostra esistenza non può fare a meno della loro. Mettiamo a lavoro le nostre peculiarità per essere come gli “altri”, per sentirci “liberi” di fare cariera, di sposarci, di condividere la stessa alienazione nalmente senza risatine di sottofondo.

Quando siamo ciò che desideriamo essere, senza chiedere il permesso né elemosinare un’apparente tolleranza, si aprono piccole crepe nel deserto, possibilità di vivere diversamente. Le stesse crepe che si aprono quando riusciamo ad estromettere il governo dalle nostre relazioni, quando un incontro diventa qualcosa da raccontare, quando non riusciamo a dare un nome alle nostre sensazioni in un momento, quando scopiamo invece di andare a lavorare. Allargare queste crepe signica riconoscere la carica sovversiva dei nostri aetti, organizzarla, farne un’arma collettiva: distruggere l’idea di genere per distruggere l’idea di proprietà privata, di denaro, di polizia.

Tra il 27 e il 29 Giugno di 45 anni fa centinaia di gay, lesbiche, drag queen e transgender, in seguito a una retata allo Stonewall Inn, fronteggiarono per giorni la polizia per le strade di New York, dando origine a una sommossa. Per la prima volta nella storia recente la “devianza sessuale” aermava la propria esistenza non come minoranza, ma come potenza rivoluzionaria, con l’unico metodo possibile. Necessario è partire non da questo ricordo, ma dall’incompiuto di quelle giornate, mettendo in discussione continuamente le nostre sensazioni e sentimenti e con esse il nostro agire. Solo così le nostre relazioni potranno essere sempre più paritarie e libere, e i nostri corpi e i nostri aetti potranno realmente costituire una forza sovversiva e pericolosa per il potere.

“noi siamo ovunque”

versione scaricabile del volantino: volantino pride