Mag 31 2016

Maggio, su coraggio!

Vicenza. In un assolato sabato mattina viene organizzato un volantinaggio davanti al carcere San Pio X. Più di qualcuno si ferma, si scambiano veloci chiacchiere sotto lo sguardo vigile della penitenziaria. In meno di un’ora accorrono una trentina fra carabinieri, digos e altra polizia che, piazzati all’entrata della struttura, filmano con solerzia chi accenna a prendere i volantini, rendendo di fatto impossibile parlare con un po’ di discrezione. Nei giorni appena precedenti erano state notificate due denunce per oltraggio a pubblico ufficiale, relative al presidio del 13 dicembre scorso.

Belluno. Notizie di richiami e provvedimenti disciplinari per quattro detenuti, accusati di essere tra i principal agitatori della rivolta di febbraio. Un uomo di 45 anni, in cella da meno di 24 ore, si toglie la vita impiccandosi. Giovanni Vona, segretario nazionale del Sappe per il Triveneto, afferma che nel solo 2015, al Baldenich, ci sono stati “30 atti di autolesionismo, 4 tentati suicidi sventati in tempo dagli uomini della Polizia Penitenziaria, 18 colluttazioni e 21 ferimenti, a testimonianza di una costante tensione detentiva”. Il carcere di Belluno non ha mai ospitato più di cento detenuti.

Bolzano. Un accorato saluta porta un po’ di solidarietà ai reclusi, oltre che un sincero ringraziamento per aver accolto i quattro compagni arrestati dopo la manifestazione al Brennero come fratelli. La risposta è come sempre calorosa oltre le aspettative.

Venezia. Distribuiti un’altra decina di fogli di via dalla città. In laguna il numero dei banditi in seguito alle manifestazioni di solidarietà ai detenuti si aggira attorno alla trentina. Notificati, sempre in questo mese, anche tre avvisi orali. Provvedimento che non comporta nessuna limitazione nell’immediato, ma passaggio necessario per formulare un’eventuale richiesta di sorveglianza speciale.

Rovigo. Entrato in funzione il nuovo carcere, dismessa la vecchia struttura in via Verdi. Trasloco effettuato a tempi record, grazie alla manodopera coatta degli stessi detenuti.

per locandina


Mag 10 2016

Al Brennero e ovunque

Condividiamo qui sotto il testo scritto a seguito della giornata di lotta contro le frontiere al Brennero, di sabato 7 maggio scorso.

Non doveva essere una giornata di testimonianza. Non è stata una giornata di testimonianza.
Ci sono donne e uomini che non vogliono accettare barriere, filo spinato, detenzione amministrativa, immigrati che muoiono in massa alle frontiere di terra o di mare, campi di concentramento. All’interno di una giornata di lotta internazionale – con cortei in diversi paesi e varie iniziative anche in Italia, di cui cercheremo di fare un resoconto – al Brennero varie centinaia di compagne e compagni si sono battuti. Difficile immaginare un contesto più sfavorevole di un paesino di frontiera con una sola via di accesso. Quelle e quelli che sono venuti lo hanno fatto col cuore, consapevoli che nella battaglia contro l’Europa concentrazionaria che gli Stati stanno costruendo – di cui il confine italo-austriaco è un piccolo pezzo, il più vicino a noi – si paga un prezzo. L’aspetto più prezioso sta proprio qui: nel coraggio come dimensione dello spirito, non come fatto banalmente “muscolare”.
Siamo fieri e fiere di aver avuto a fianco donne e uomini generosi, con un ideale per cui battersi.
In tutte le presentazioni della giornata del 7 maggio – e sono state tante – siamo sempre stati chiari: se ci saranno le barriere, cercheremo di attaccarle, altrimenti cercheremo di bloccare le vie di comunicazione, a dimostrazione che il punto per lorsignori non è solo erigere muri, ma gestirli; sarà una giornata difficile.
Lo scopo della manifestazione era bloccare ferrovia e autostrada. Così è stato. Va da sé che se tra una manifestazione combattiva e il suo obiettivo si mette quella frontiera costituita da carabinieri e polizia, il risultato sono gli scontri.
Siamo riusciti a salire al Brennero senza aver chiesto il permesso a nessuno perché lo abbiamo fatto collettivamente, in treno e con una lunga carovana di auto. Abbiamo preso – senza pagarlo – un treno Obb, società ferroviaria responsabile di controlli al viso e di respingimenti. Per gli altri, solo la determinazione a reagire con prontezza ha distolto gli sbirri dai controlli all’uscita dell’autostrada. Le auto che non erano nella carovana sono state purtroppo fermate e i compagni a bordo non hanno potuto raggiungere il Brennero.
Quella di sabato è stata una manifestazione contro le frontiere anche nel senso che erano presenti tanti compagni austriaci.
Non sono certo mancati limiti organizzativi e di comunicazione. Tutt’altro. Ma questa è una discussione tra compagne e compagni.
Ci rivendichiamo a testa alta lo spirito del 7 maggio, con la testarda volontà di continuare a lottare contro le frontiere e il loro mondo.
La solidarietà nei confronti dei compagni arrestati, che ora sono di nuovo con noi, è stata calorosa. Nel carcere di Bolzano, i cui detenuti hanno risposto con entusiasmo al presidio di solidarietà, i quattro compagni sono stati accolti come fratelli.
Ciò per cui ci scandalizziamo rivela sempre chi siamo.
Per noi l’orologio danneggiato della stazione del Brennero ha questo significato: che si fermi il tempo della sottomissione.
orologio rotto