Feb 3 2015

7Febbraio. Presentazione della campagna per la chiusura degli OPG.

Dal 1978 attraverso la legge 180, detta “Basaglia” dal nome del suo ispiratore, lo stato italiano è considerato precursore e guida per il superamento dei manicomi che in seguito a questa legge sono stati chiusi.
Tuttavia i manicomi non sono scomparsi. In Italia esistono ancora sei Ospedali psichiatrici giudiziari (Aversa, Napoli, Barcellona Pozzo di Gotto, Montelupo Fiorentino, Reggio Emilia, Castiglione delle Stiviere) in cui sono attualmente recluse circa 850 persone.
Negli Opg vengono reclusi gli imputati che, in seguito a perizie psichiatriche, vengono considerati incapaci di intendere e di volere; questi vengono prosciolti senza giudizio e se riconosciuti pericolosi socialmente sono avviati all’internamento.
Le persone detenute negli Opg vivono di fatto in un limbo giuridico da cui non hanno autonomia d’uscita e trascorrono la loro quotidianità in strutture vecchie, fatiscenti, sporche dove la contenzione fisica, chimica e psicologica è la regola.
A seguito di un’ispezione parlamentare, che nel 2013 fece scoprire ad alcuini senatori la realtà degli Opg, venne approvata la legge n°81/2014 che converte il decreto legge del 31 marzo 2014 n°52 recante disposizioni in materia di superamento degli Opg. Questo decreto, n° 52/2014, prevede la proroga dal 1° aprile 2014 al 31 marzo 2015 il termine per la chiusura degli Opg e la conseguente entrata in funzione delle REMS (Residenze per l’Esecuzione Misure Sicurezza).
Nelle future REMS la durata della misura di sicurezza non potrà essere superiore a quella della pena carceraria corrispondente al medesimo reato compiuto. Tuttavia la costruzione delle REMS, affidata alle Regioni, non è stata avviata quasi da nessuna parte e qualora dovesse concretizzarsi queste nuove strutture avranno una gestione affidata al privato sociale (come nei CIE), andando così incontro a fenomeni di allungamento della degenza per mantenere i finanziamenti, con una presa in carico vitalizia ad opera dei servizi psichiatrici.
In questo contesto la questione centrale è quella del superamento del modello di internamento, per non riproporre gli stessi meccanismi e gli stessi dispositivi manicomiali in nuove strutture, come nelle case di riposo, nelle carceri, nelle comunità, ecc… .
L’esistenza degli Opg esplicita chiaramente l’enorme potere della psichiatria il cui giudizio, non basato su fatti ma su supposizioni che hanno la pretesa di essere scientifiche, costituisce la base per la segregazione dell’altro.
Pertanto riteniamo che l’esistenza degli Opg non debba essere prolungata oltre e che le persone che vi sono recluse vengano liberate subito e non trasferite in altre strutture.

Presentazione della campagna per a chiusura degli Opg e del corteo del 28 marzo a Reggio Emilia con alcuni compagni della Rete Antipsichiatrica.
Ore 18.30 inizio incontro, a seguire dibattito e buffet.
Presso l’ex oìOspizio contarini occupato, fondamenta delle terese 9a, santa marta, venezia

campagna opg


Feb 3 2015

6 Febbraio.Dalla lotta agli sfratti alla sorveglianza speciale. Un incontro con i compagni di Torino

Tra i primi mesi del 2012 fino al 2013 il quartiere di Barriera di Milano, “periferia” nord di Torino, è stato attraversato da una lotta contro gli sfratti tanto forte quanto condotta in maniera inedita.
Tra le strade bloccate dai cassonetti usati come barricate, tra i picchetti formati da un magma di compagni, sfrattati e solidali si è fatta largo un’ipotesi rivoluzionaria: partire dalla difesa di un bisogno per attaccare ciò che ci separa dai nostri desideri.
Nata da un incontro fortuito, e fortunato, tra due persone la lotta agli sfratti di Torino è stata in grado di segnare un passo diverso in un pezzo di città sospeso tra illegalità diffusa e gentrificazione, creando, tra chi ne ha fatto parte, legami di solidarietà e relazioni a volte brevi, a volte duraturi. Legami che, acquisendo insieme competenze e crescendo nella lotta, hanno avuto la loro parte nelle altre lotte sviluppatesi successivamente: difficile non vedere delle somiglianze, ed un immaginario comune, nei blocchi in Val di Susa di quel periodo o nei quartieri di Milano dove, a novembre scorso, si è resistito agli sgomberi ordinati da Aler e giunta Pisapia.
Il passato 3 giugno la Procura decide di colpire duramente tutto ciò che la lotta contro gli sfratti in Barriera ha prodotto: 111 indagati complessivi, 29 misure cautelari di cui 11 in carcere. In seguito alla scarcerazione degli arrestati, avvenuta a fine novembre, il PM Rinaudo ha richiesto per 5 compagni/e la sorveglianza speciale. Una misura, affibiata in modo sostanzialmente arbitrario, che condiziona pesantemente la vita di chi la subisce, impedendogli di frequentare pregiudicati, di tornare a casa dopo una certa ora, di frequentare locali pubblici.
Una provvedimento questo che è stato recentemente richiesto per un compagno a Saronno (richiesta poi respinta) e per 3 compagni/e a Bologna, facendo intravedere una nuova strategia repressiva: falliti i tentativi di reati associativi, fallito il paradigma del “terrorismo”, provare a fermare i sovversivi incuneandosi tra la loro attività e le loro relazioni, limitandole e perseguendole allo stesso tempo.
Per raccontare cosa è stata la lotta agli sfratti da chi l’ha vissuta in prima persona, per riflettere e organizzarsi contro le nuove misure di sorveglianza speciale di vediamo
VENERDì 6 FEBBRAIO DALLE ORE 10.00 A SANTA MARTA

DALLE ORE 18.30 ALL’EX OSPIZIO OCCUPATO, FONDAMENTA DELLE TERESE 9/A.

locandina torinesi WEB